18 gennaio 2010

Kray19

"Signorina Iulia, che cosa mi va a combinare" mi prese da parte la vicepreside, quando fummo arrivati a scuola, senza che potessi difendermi dalle smorfie che mi faceva Giovanni.
Io tentai disperatamente d'ignorarlo, perché non avevo assolutamente voglia di sopportarlo... sarebbe dovuto essere all'asilo, quello lì... e invece dovevo sorbirmelo io, che di pazienza ne avevo non poca! Bensì, ASSAI poca. Per fortuna i era la prof a distrarmi, a continuare le sue ciance: "Ora come faccio a toglierti dai pasticci?"
Forse non erano molto ciance... una volta che avevo smesso di ridere, tutto era diventato così oscuro... non avevo guardato in faccia a nessuno, sedendomi e basta, senza ascoltare gli input esterni che mi venivano inculcati, tentando di non pensare; ben sapendo che, tentare di non pensare con in testa "non pensare - non pensare" non è molto facile. Be', ora vedevo la situazione più chiaramente... ancora grazie a Michele, forse, mi sarei salvata.
"Prof... non è colpa mia... E' quell'essere" (quando godetti a dirlo), "quell'essere" (quanto godetti a ripeterlo), "malefico, professoressa, che non mi dà tregua. Continua a dire di me che sono una perdente, e mi mette contro tutti i ragazzi..."
Ma, nel mezzo della frase, m'interruppi. Non c'era davvero molto che lui mi facesse, a parte quella RABBIA IMPLACABILE che ogni volta mi veniva rimembrata soltanto dal sentir pronunciare quel nome maledetto, "Giovanni". RRR, CHE RABBIA!!! - Ma, di fronte ad un estraneo, sentivo le mie parole come vuote, come non avessero senso; non avevano senso. Era solo uno stupido bulletto che si divertiva alle spalle si una ancor più stupida ragazzina.
Ma se avessi detto parole con un po' più di rilevanza, avrei mentito; e se avessi detto quello che sentivo, mi sarei sentita ridicola. Così, parlai della cosa da un punto di vista oggettivo: "Be', ero nel gruppo dei ragazzi..."
Quell'inizio non mi piacque. Già sembrava che me la fossi andata a cercare. "Sì, insomma, conversavo pacificamente con un gruppetto di ragazzi", così suonava meglio, anche se mi sentivo una di quelle ragazze di cui sempre si sente parlare nei film (soprattutto quando un uomo vuole insultare una donna); "insomma, chiacchieravamo, e lui è entrato nella conversazione..." Una cosa maleducata, ma non da reagire così. "Dà sempre fastidio..."
"Mi dicono che è un ragazzo diligente" mi interruppe la professoressa, quasi stesse parlando con se stessa. A quel punto m'innervosii parecchio anche con lei.
"Sììì, diligente a copiarsi i bigliettini sul banco" dissi, follemente, odiando sempre di più sia lui, che mi faceva fare la spia, sia me, che non sapevo come farlo zittire per sempre, che non avevo avuto il coraggio di mettergli del veleno nel panino.
"Questa è un'accusa grave" rispuntò la vicepreside dai suoi pensieri; "hai modo di dimostrarlo?"
Eeeh, che modo potevo avere???!!!
"No, prof, non si possono portare telecamere a scuola" ironizzai, con la mente ancora annebbiata dal nervosismo che quell'essere (quanto godevo a chiamarlo col suo vero nome) provocava in me.
"Ah, certo..." assentì la Daretti, proprio - come - se - dicesse - sul - serio.
"Però dovrebbero potersi installare delle telecamere, sa?" uscì dai suoi pensieri, dopo qualche minuto: poco per voi, ma un'enternità per me, coronata dallo stupore: "Da... davvero?" domandai sbalordita.
"La scuola è un luogo pubblico" mormorò per tutta risposta la donna, credendo probabilmente che avrei compreso... ma era un legame che non osavo fare. Davvero aveva intenzione di far intallare all'interno della scuola delle telecamere?
"Sa, è un po' che ci stavo pensando" ragionò ad alta voce la prof, come se io non esistessi, nonostante mi avesse coinvolta.
E, nonostante fossi coninvolta, mi sentivo quasi sconvolta.
"Lei ha davvero intenzione d'installare delle telecamere, solo per..." per cosa? Mi sentivo veramente un'idiota; e, non fosse stato per Michele, avrei supplicato mia madre su due piedi, anzi, due ginocchia, di portarmi via si lì: senza esitazione.
"Signorina, le sembro il tipo da scherzare?" s'impuntò un poco, e per fortuna non ebbi l'ardire di dire: 'No', anche se ebbi la netta sensazione che avrei voluto farlo... chissà perché.
"Allora, la cosa è decisa: provvederò per far installare delle telecamere nascoste. Non ne faccia parola con nessuno - mi raccomando, signorina Iulia! - e lasci passare il tempo."
Ebbi la sgradevole sensazione che quest'ultima frase volesse dire: 'lasci che il tempo abbia il suo corso', e, per molto tempo ancora, dopo, che quella sgradevole sensazione non riguardasse soltanto quella frase, e che sarebbe rimasta molto a lungo a turbarmi.

3 comments^^:

Ianel ha detto...

very well!!! Fantastic!!! Very good!

fely'92 ha detto...

Ciao Candy...come stai?
Era da un po' che nn passavo e ho visto che anche tu hai fatto parecchi cambiamenti al blog....mi piace come lo hai strutturato!!!!!!
Purtroppo io nn ho letto la tua storia dall'inizio...ma ti prometto che appena il tempo me lo permette comincerò a leggerla^^

Kiss fely

...LunaStorta... ha detto...

telecamere a scuola????????
they must be crazy!!!!!!!!!!!
Ma dai... non possono metterle davvero... cmq, cm sempre, fantastica Kray!!!!!!!!!!
baci, lunastorta
ps: sono riuscita a mettere la chat... thanks!!! =)

Salve ragazzi! Come va? Questo è un coso, che forse un giorno servirà... ^^ E' ancora un piacere sadico il mio, quello di quando torturo Kray... ma la cosa più importante di cui dovreste essere informati è la bellezza dell'essere in un forum... perché ci si possono scambiare messaggi privati! E cosa si può dire nei messaggi privati che non si può dire davanti ad un pubblico così vasto? (Soluzione: tutto.) Per cui, provate anche voi a venire in Più penne sono meglio di una... dove scriveremo storie insieme... :) Kiss.